Coreografia: Gabriella Stazio
Compagnia: Movimento Danza
Musiche originali: Luigi Stazio
Produzione: Movimento Danza
Prima rappresentazione: Castello Pasquini –Castiglioncello (LI)
"La Gatta Cennerentola" fa parte del Pentamerone del Giovan Battista Basile (1600), raccolta di favole popolari dell’area mediterranea.
E’ la prima versione scritta napoletana di Cenerentola dalla quale hanno attinto in molti, incluso lo stesso Charles Perrault. In essa si incrociano e si articolano, in linguaggi diversissimi, gran parte degli elementi mitici e favolistici della cultura popolare mediterranea i cui segni, pur prestandosi a molteplici interpretazioni, rimandano quasi sempre al tema dell’eros e del tanatos: di qui si dipartono motivi e temi che si intersecano senza escludersi.
Riproporre "La Gatta Cennerentola" non è una semplice operazione sul passato: è un modo per rileggere i nodi centrali della cultura popolare del Sud Italia o che in essa sono confluiti attraverso una lunga storia di dominazioni, contatti e contaminazioni; è un modo per riproporre i temi alla base di questa antica fiaba lasciando intatta la sua forza evocatrice e rituale,ricontestualizzandola in una sensibilità tutta contemporanea
Chi cercherà in questa coreografia una narrazione, rimarrà deluso. Chi invece sarà disponibile a viaggiare attraverso le immagini, in un percorso di sensazioni, suoni e colori, credo potrà essere appagato dal nostro lavoro. Non ho ritenuto necessario né ripercorrere la fiaba del Basile, né tantomeno le successive rielaborazioni. Credo che il fascino principale della fiaba risieda nelle possibilità di metamorfosi dei personaggi che la animano e dei simboli e segni che ne fanno parte. Una ulteriore sfida è quella costituita dalle possibilità di trasportare e tradurre motivi della più antica tradizione culturale, musicale e coreutica campana e mediterranea in uno spettacolo godibile e adeguato alla sensibilità e alla cultura contemporanee.
Il balletto “La Gatta” nasce quindi sotto il segno della trasformazione e della traduzione, nel tentativo di rendere visivo il tessuto simbolico de “La Gatta Cenerentola” del Basile, attraverso un percorso che non sempre segue una schema logico, ma piuttosto si situa sul piano dell’analogia. Il lavoro è stato costruito a più livelli: ogni gesto, oggetto, suono o colore rimanda ad altro, rimbalzando, o riecheggiando da un punto all’altro dalla coreografia. Di qui, la possibilità di una lettura trasversale e multipla della coreografia stessa, delle sue contaminazioni, connessioni, presenze simultanee, sovrapposizioni, analogie fantastiche.
La struttura coreografica vera e propria si muove nel segno della “tradizione”. Utilizza infatti figure semplici e rituali come il cerchio, il semicerchio, i due fronti opposti, la ricerca della simmetria. Il ritmo della danza si gioca in un susseguirsi ininterrotto di immagini che si compongono e si scompongono sotto l’occhio dello spettatore in una linea di continuità, che come abbiamo già detto, non è tanto logica quanto analogica.
Tutta la costruzione della struttura coreografica ripercorre inoltre la tecnica del canto tradizionale. I moduli coreutici di base si ripetono a distanza nel tempo, concludono una scena e/o la trasformano in quella successiva, proprio come accade nella tecnica del canto tradizionale. Questi moduli si incrociano e si incatenano con altri, sono ripresi da altri gruppi o persone, sono lanciati e rilanciati all’interno della coreografia, da un capo all’altro, formando una tessitura ed un punto di appoggio per tutto l’impianto scenico.
“ Coreografare “La Gatta” è stata una esperienza affascinante ed avvincente. Un pensiero fisso che mi ha tenuto sveglia per molte notti. Una immersione in un mondo magico e rituale che non conoscevo. Attraverso “La Gatta” sono entrata in contatto con una cultura che è anche mia, ma della quale non avevo ancora compreso appieno le radici.”

