Il Fuoco del Vesuvio

Coreografia: Gabriella Stazio
Compagnia: Movimento Danza
Musiche originali: Luigi Stazio
Video: ex Acciaieria Italsider di Bagnoli
Musiche: Almamegretta
Consulenza ai video: Pappi Corsicato
Produzione: Movimento Danza – Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Spettacolo
Prima rappresentazione: Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere

Personalmente ho sempre trovato scomodo essere considerata una coreografa "moderna", perché questa definizione porta in sé un purismo da cui mi sento in parte estranea.
Nella mia ricerca avverto la presenza contemporanea di moduli gestuali e coreografici che spaziano dal vocabolario modern a quello accademico, a quello di matrice etnica.
Credo nella lettura trasversale di questi materiali, in un loro uso "naturale", senza forzature.
Sarà anche perché sono napoletana, figlia di una cultura che pratica costantemente il contagio, la rielaborazione e la sintesi fra materiali indigeni e di importazione, di origine "alta" e "bassa", del centro e dalla periferia del mondo.
Con Il fuoco del Vesuvio vorrei mettere in scena l'incontro e lo scontro fra la matrice etnica e tradizionale di gesti e musiche con il moderno, ma soprattutto il superamento di questo scontro, verso gestualità e musicalità inedite.
L'ambientazione della coreografia è l'ex acciaieria Italsider di Bagnoli, luogo del fuoco, come il Vesuvio.
Di un fuoco che come quello del Vesuvio è spento, ma arde ancora.
Pronto a riaccendersi, a prendere forme nuove.
Un'energia che cova, pronta a riesplodere.
Tre sono i fuochi di Napoli che mi ispirano.
Il primo è il magma, l'energia che scorre sotterranea, che si esprime inaspettatamente, il flusso ininterrotto che si manifesta a tratti, che si solidifica in forme nuove, dalla medesima materia.
E' il fuoco dei tempi lunghi, quasi immobili della natura.
Per me, il tempo della continuità culturale.
Il secondo è il fuoco di Bagnoli, che appartiene al tempo della storia, in cui la continuità si interseca con la rottura: è il fuoco del moderno che si è spento, di un modello di sviluppo che si è esaurito, di ipotesi culturali che si sono usurate.
Il terzo fuoco è quello della forza, della creatività che sono alla base del lavoro artistico: capaci di serpeggiare a lungo sotto terra, mantenendo il filo della continuità e, a tratti, di manifestarsi in luoghi e momenti diversi, in modi diversi, in forme sempre nuove.
Il fuoco del Vesuvio nasce da questa ricerca tesa a percorrere un'area della cultura, dello spettacolo e della musica napoletana priva di certezze ma ricca di identità e ad esplorare, oltre che il linguaggio coreografico, le possibilità diverse del teatro di danza.
In questo spettacolo la scena sarà il luogo dell'incontro e della sfida fra linguaggi e modelli tradizionali e di ricerca, e fra diversi linguaggi espressivi e di rappresentazione: teatro, video, musica.