Coreografia: Gabriella Stazio
Compagnia: Movimento Danza
Musiche: Luigi Stazio
Produzione: Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Spettacolo; Movimento Danza , Comune di Napoli Assessorato ai Grandi Eventi
Prima rappresentazione: Chiesa di San Lorenzo Maggiore – Sala Sisto V – Maggio dei Monumenti - Napoli
C'è chi danza col cuore, chi con la testa, chi con i “piedi”, chi con il corpo, chi magari con le sole mani. La marginalità, l'essere "ai margini" geograficamente come culturalmente può essere considerata una prospettiva, una posizione di privilegio creativo in cui è possibile trovarsi.
La danza contemporanea a Napoli è sicuramente ai margini e quando dico Napoli intendo la porta del Sud, del Sud del mondo.
La vera natura della cultura partenopea è fondata sulla tolleranza, sull’attitudine all’interazione, alla commistione: è il frutto dei continui scambi e contatti con i sud del mondo.
I gesti, i suoni, i colori, gli oggetti, i simboli rimbalzano, riecheggiano, viaggiano trasportati dal mare e trovano ogni volta nuove collocazioni, utilizzazioni e riutilizzazioni.
Nasce così "Il canto delle mani" coreografia orizzontale (su tre pedane simultaneamente) e verticale (ogni cellula procede al suo interno) in cui contaminazioni, connessioni, moltiplicazioni, sovrapposizioni e presenze simultanee convivano nel medesimo spazio/tempo.
Il ritmo della danza si gioca in un susseguirsi ininterrotto di immagini che si compongono e si scompongono in una linea di continuità non tanto logica, quanto analogica. I moduli coreutici si incrociano e si incatenano, lanciati e rilanciati da un capo all’altro della coreografia, fino a formare la tessitura di tutto l’impianto scenico, in cui la forza evocativa di una simbologia arcaica e rituale è "tradotta" in un linguaggio coreografico contemporaneo.

