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Coreografia di Gabriella Stazio

Musiche di John Cage, György Ligeti, Iannis Xenakis, Oake, Orphx, Blush Response, Diego Stocco, Wrs

Musiche originali e dal vivo: Matteo Castaldo

Performers: Ana Cotorè, Valeria D’Antonio, Sonia Di Gennaro, Simona Perrella, Luana Rossetti

Produzione: Movimento Danza – Organismo di Promozione Nazionale, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Regione Campania

Prima rappresentazione: Quelli che la danza, Teatro Nuovo di Napoli, aprile 2018

Durata: 50 minuti circa

Per informazioni: [email protected]

“La creatività comincia nel punto in cui si incontrano ordine e disordine”.
Questo è il nucleo focale de La teoria dello sciame intelligente, una teoria che esiste in Biologia animale, ma che è anche il titolo della nuova coreografia di Gabriella Stazio creata per la Compagnia Movimento Danza con musiche originali dal vivo di Matteo Castaldo.
I concept compositivi di base della coreografia si rifanno alla teoria dello Swarm Intelligence, ovvero alle intuizioni biologiche sulle incredibili capacità di risolvere problemi complessi grazie ad una organizzazione senza organizzatore di insetti sociali, stormi di uccelli, banchi di pesci. Queste colonie, formate da pochi animali fino ad arrivare a milioni di individui, mostrano comportamenti che combinano efficienza, flessibilità e robustezza in totale assenza di leader.
Un insetto da solo non è in grado di trovare una soluzione efficiente al problema dell’intera colonia alla quale appartiene, mentre la colonia intera è in grado di trovare “nel suo insieme” una soluzione. Dietro questa “organizzazione senza un organizzatore” ci sono meccanismi nascosti, che permettono di far fronte a situazioni di incertezza e trovare soluzioni a problemi assai complessi.
Il comportamento collettivo in biologia è dunque quel modello di comportamento grazie al quale un sistema di individui reagisce come un unico organismo ad uno stimolo esterno. E dove questa risposta collettiva del sistema è vicino al confine tra ordine e disordine.
Prendendo spunto da questa teoria biologica, la coreografia propone e approfondisce i concetti principali degli sciami intelligenti per dare vita ad uno “sciame coreografico”.
E questo non solo attraverso l’uso del corpo, ma anche con la voce e l’uso di immagini create e proiettate in diretta.
Per riprodurre le incredibili capacità di stormi e colonie, la coreografa ha deciso di lavorare su più canali simultanei: luci, sound, movimento e video. Tutti rigorosamente live.
Avanguardia, innovazione, ricerca, sono questi i termini che hanno guidato la Stazio in quest’ultimo lavoro.
Molte delle indicazioni coreografiche vengono lette direttamente in scena in maniera casuale senza che sia possibile prevederle né da parte delle danzatrici, né da parte della coreografa e che si propagano da una danzatrice all’altra come in un grande “gioco del telefono”.

Un gruppo di artisti riuscirà ad essere come un banco di pesci o una colonia di insetti in cui le interazioni tra i soggetti garantiscono la propagazione delle informazioni con un sistema robusto e flessibile?

La coreografia si crea sotto lo sguardo dello spettatorerisponde Gabriella StazioLe danzatrici “traducono” infatti direttamente in scena davanti al pubblico, le indicazioni coreografiche che dovranno attuare al momento, secondo modelli di comportamento collettivi che si rifanno alla teoria degli sciami, con centinaia di combinazioni possibili. Uno sciame molto ordinato non è funzionale alla propria sopravvivenza, così come uno sciame molto disordinato. E così è anche in scena. La ricerca di un equilibrio dinamico tra questi due poli è parte integrante della ricerca di comportamento collettivo delle danzatrici, poiché è proprio nella zona in cui si incontrano ordine e disordine che il comportamento collettivo di uno sciame ha le maggiori possibilità di successo di fronte ad un pericolo.
Le danzatrici, come gli Sciami in natura, creano una rete stabile di collegamenti in cui nessuno è leader e che non sempre è data da una prossimità spaziale, ma che si attua grazie ad uno scambio costante di informazioni che avviene con modalità diverse, di cui l’uso del corpo, del movimento, del ritmo, così come per gli sciami ed i banchi di pesci, è primario. Ogni danzatrice elabora gli habitat primari della coreografia con il proprio apporto creativo, che si integra nelle regole collettive di comportamento coreografico individuate nel lavoro di ricerca.
I suoni prodotti dalla coreografia si integrano con le altre tracce sonore presenti, che vanno da Ligeti a Cage a Reich, al sound originale e dal vivo di Matteo Castaldo, ai suoni degli sciami in natura. Buio, luce e penombra, scoprono l’azione scenica nella sua interezza o nella parzialità dei corpi, grazie ad un gioco di prospettive reso possibile dall’ uso di telecamere in diretta.