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Il paradosso di Lulù

Coreografia di Gabriella Stazio
Danza, nella parte di sé stessa, Emanuela Tagliavia
Musiche originali e Sound Design Francesco Giangrande
Luci Alessandro Messina

Produzione Movimento Danza – Ministero della Cultura – Regione Campania

Durata 19 minuti

Per informazioni: [email protected]

Il paradosso di Lulù è la storia di un corpo, di un corpo come luogo del paradosso, come dice Jacques Le Goff, come luogo di contraddizioni tra esperienza quotidiana e straordinaria, tra ragione e contraddizione. Un corpo che svela personalità diverse come “Una stanza piena di gente” – dal titolo del libro di Daniel Keyes, autobiografia di Bill Milligan, prima personalità multipla riconosciuta dalla medicina – in cui si incontri te stessa.
Se da un lato la storia del corpo è una storia fatta di oblio, di rinuncia, dell’uso politico della metafora corporea fatto dalla cultura occidentale, dall’altro, come dice Marc Bloch “è necessario restituire un corpo alla storia. E dare una storia al corpo.”

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Polvere: minutissime particelle incoerenti

Coreografia di Gabriella Stazio
Danza Sonia Di Gennaro
Sound Design Francesco Giangrande
Musiche di Yann TiersenMorganF.BuscaglioneJimmy FontanaMassimo RanieriPatty PravoRino Gaetano

Produzione Movimento DanzaMinistero dei Beni e delle Attività Culturali e TurismoRegione Campania

Prima rappresentazione: Raid Festival Moving, Auditorium Centro Sociale di Salerno, settembre 2020

Durata 28 minuti

Tutte le foto utilizzate nello spettacolo sono tratte da “Vogue Italia”

Per informazioni: [email protected]

L’incoerenza, la mancata coesione delle particelle di un corpo, di una sostanza, può avere i suoi lati positivi. Come il potersi insinuare ovunque, di volare almeno per un po’ e poi di depositarsi, penetrare nuovamente in altri luoghi o nello stesso posto, di essere quasi invisibile, almeno all’inizio. Pensi di averla mandata via? (l’incoerenza), ma non è così. Ritorna.
Un corpo coerente non può comportarsi allo steso modo, perché le particelle si aggregano, si consolidano, diventano materia e sei fregato.
Devi iniziare a pensare al peso, alla dinamica, alla forza, alla qualità, insomma un sacco di cose.
E oggi ti chiedi: ne vale la pena?
Anche l’incoerenza di pensiero è una bella qualità.
Puoi fare un po’ quello che ti pare, negando quello che hai appena affermato, senza una logica, senza una etica, senza un preciso perché. Infatti il pensiero incoerente mi sembra stia avendo un bel successo ultimamente.
Nel caso in cui le particelle di incoerenza sono minutissime come la polvere, e non la vedi quasi (eppure c’è), ti chiedi addirittura se sia il caso di spolverare, tanto non si vede, tanto poi si riforma. Tanto non ne vale la pena.
Ognuno di noi avrà avuto un minutissimo momento di polvere di incoerenza nella vita. Ognuno di noi dovrebbe conservare (nella polvere) un pensiero incoerente, come un ancora di salvezza.
Questo è il mio.

(“Levare la polvere” è una azione già presente in una mia precedente coreografia del 2000 “Entrate…a vostro rischio”. Quella unica azione estrapolata da tutto il contesto precedente, diviene oggi una nuova coreografia. Si vede che non l’avevo levata bene, la polvere)

Gabriella Stazio

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Il luogo del paradosso

Coreografia di Gabriella Stazio

Danzano, nella parte di loro stessi: Roberta Escamilla Garrison, Joseph Fontano, Claudio Malangone, Sonia Di Gennaro, Michele Simonetti, Angela Caputo

musiche originali dal vivo e sound design: Francesco Giangrande

Produzione: Movimento Danza – Organismo di Promozione Nazionale, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Regione Campania

Prima rappresentazione: “Il Luogo del Paradosso” ha debuttato dal 13 al 16 marzo 2019 al Ridotto del Mercadante, nell’ambito della rassegna di danza contemporanea #stabiledanza, promossa dal Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale.

Durata: 55 minuti circa (per ogni episodio)

Per informazioni: [email protected]

“Il Luogo del Paradosso” è un progetto coreografico in due episodi firmato da Gabriella Stazio per la storica Compagnia Movimento Danza. Due coreografie diverse (ognuna di circa 55 minuti) ma, allo stesso tempo, parte del medesimo racconto.

Protagonista è il corpo come “luogo di un paradosso” ovvero, secondo Jacques Le Goff, il luogo dove si incontrano peccato e martirio, dove si sfidano le tensioni della civiltà occidentale, dove si manifestano le sue logiche e contraddizioni.

Interagendo con il sound designer Francesco Giangrande e le sue musiche originali eseguite dal vivo, ogni danzatore darà espressione alle “avventure” del proprio corpo, liberandolo dalla “costanza dell’oblio”, dai meccanismi del “reprimere, interiorizzare e privatizzare” che occultano le sue tante storie, tutte uniche, tutte da scoprire.

Insieme alle storie dei corpi, inoltre, sul palco rivivono emozionanti storie di danza.

Roberta Escamilla Garrison e Joseph Fontano, due protagonisti assoluti della danza mondiale, hanno contribuito fortemente alla diffusione della danza contemporanea in Italia, dagli anni ’70 in poi, sia come artisti che come docenti. Per loro è stato un grande piacere accogliere l’invito ad unirsi alla Compagnia di Gabriella Stazio, una delle loro prime allieve italiane.

Claudio Malangone, rinomato coreografo e direttore artistico di Borderline Danza, compagnia riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha avviato la sua brillante carriera di danzatore nella Compagnia Movimento Danza.

Michele Simonetti, professore di danza contemporanea presso il Centre Anjaliom e il Conservatoire Erik Satie Le Blanc Mesnil di Parigi, è stato anch’egli tra i primi componenti della Compagnia Movimento Danza, entrandone a far parte con la stessa audizione cui ha partecipato Claudio Malangone. Ha inoltre firmato alcune coreografie per la Compagnia Giovani di Movimento Danza.

Sonia Di Gennaro, membro stabile della Compagnia fin dal 1987, ha partecipato a tutte le sue tournée internazionali ed oggi è anche un’affermata docente e coreografa, anche lei autrice di successo per la Compagnia Giovani di Movimento Danza.

Angela Caputo, infine, sta iniziando adesso la sua carriera di danzatrice nella Compagnia ed è uno dei tanti esempi della costante attività di scouting esercitata da Movimento Danza.

Generazioni e storie, diverse ma intrecciate, si incontrano o si ritrovano insieme sul palco per dar vita ad uno spettacolo di grande impatto ed ispirazione.

Uno spettacolo in cui il corpo appare come “metamorfosi dei tempi nuovi”, afferma Gabriella Stazio, “un luogo di stupefacenti convergenze, così come di irriducibili divergenze”.

Il corpo è il luogo di un paradossosecondo Jacques Le Goff, ovvero il luogo dove si incontrano peccato e martirio. Un luogo oltre la logica o un problema senza soluzione, oppure contro le regole o meglio oltre l’apparenza. Il corpo è il luogo cruciale delle tensioni dinamizzanti dell’Occidente tra esperienza quotidiana e straordinaria, ragione e contraddizione.

Il luogo del paradosso è composta da “cellule coreografiche”, che hanno come tematiche le avventure del corpo, la rivincita e l’oblio del corpo, la metamorfosi e la memoria del corpo ed altre ancora. L’intera coreografia è il succedersi da una cellula coreografica di un danzatore a quella di un altro ed ogni sera i danzatori decidono in piena autonomia la successione delle loro cellule, senza comunicarlo alla coreografa ed agli altri abitanti del luogo.

Il luogo del paradosso diviene un essere pensante autonomo, o “Una stanza piena di gente” dal titolo del libro di Daniel Keyes, autobiografia di Billy Milligan, prima personalità multipla riconosciuta dalla medicina.

Gli abitanti del luogo vivono una storia in comune in cui, a cominciare da quando i danzatori “fanno il tocco” per decidere chi sarà il primo ad entrare in scena, si crea un ulteriore paradosso, in cui tutti conoscono le parti che compongono la coreografia, ed allo stesso tempo nessuno sa quello che succederà ad ogni spettacolo. Se da un lato la storia del corpo è una storia fatta di oblio, di rinuncia, dell’uso politico della metafora corporea fatto dalla cultura occidentale, dall’altro, come dice Marc Bloch, è necessario restituire un corpo alla storia. E dare una storia al corpo.

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La Teoria dello Sciame Intelligente

Coreografia di Gabriella Stazio

Musiche di John Cage, György Ligeti, Iannis Xenakis, Oake, Orphx, Blush Response, Diego Stocco, Wrs

Musiche originali e dal vivo: Matteo Castaldo

Performers: Ana Cotorè, Valeria D’Antonio, Sonia Di Gennaro, Simona Perrella, Luana Rossetti

Produzione: Movimento Danza – Organismo di Promozione Nazionale, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Regione Campania

Prima rappresentazione: Quelli che la danza, Teatro Nuovo di Napoli, aprile 2018

Durata: 50 minuti circa

Per informazioni: [email protected]

“La creatività comincia nel punto in cui si incontrano ordine e disordine”.
Questo è il nucleo focale de La teoria dello sciame intelligente, una teoria che esiste in Biologia animale, ma che è anche il titolo della nuova coreografia di Gabriella Stazio creata per la Compagnia Movimento Danza con musiche originali dal vivo di Matteo Castaldo.
I concept compositivi di base della coreografia si rifanno alla teoria dello Swarm Intelligence, ovvero alle intuizioni biologiche sulle incredibili capacità di risolvere problemi complessi grazie ad una organizzazione senza organizzatore di insetti sociali, stormi di uccelli, banchi di pesci. Queste colonie, formate da pochi animali fino ad arrivare a milioni di individui, mostrano comportamenti che combinano efficienza, flessibilità e robustezza in totale assenza di leader.
Un insetto da solo non è in grado di trovare una soluzione efficiente al problema dell’intera colonia alla quale appartiene, mentre la colonia intera è in grado di trovare “nel suo insieme” una soluzione. Dietro questa “organizzazione senza un organizzatore” ci sono meccanismi nascosti, che permettono di far fronte a situazioni di incertezza e trovare soluzioni a problemi assai complessi.
Il comportamento collettivo in biologia è dunque quel modello di comportamento grazie al quale un sistema di individui reagisce come un unico organismo ad uno stimolo esterno. E dove questa risposta collettiva del sistema è vicino al confine tra ordine e disordine.
Prendendo spunto da questa teoria biologica, la coreografia propone e approfondisce i concetti principali degli sciami intelligenti per dare vita ad uno “sciame coreografico”.
E questo non solo attraverso l’uso del corpo, ma anche con la voce e l’uso di immagini create e proiettate in diretta.
Per riprodurre le incredibili capacità di stormi e colonie, la coreografa ha deciso di lavorare su più canali simultanei: luci, sound, movimento e video. Tutti rigorosamente live.
Avanguardia, innovazione, ricerca, sono questi i termini che hanno guidato la Stazio in quest’ultimo lavoro.
Molte delle indicazioni coreografiche vengono lette direttamente in scena in maniera casuale senza che sia possibile prevederle né da parte delle danzatrici, né da parte della coreografa e che si propagano da una danzatrice all’altra come in un grande “gioco del telefono”.

Un gruppo di artisti riuscirà ad essere come un banco di pesci o una colonia di insetti in cui le interazioni tra i soggetti garantiscono la propagazione delle informazioni con un sistema robusto e flessibile?

La coreografia si crea sotto lo sguardo dello spettatorerisponde Gabriella StazioLe danzatrici “traducono” infatti direttamente in scena davanti al pubblico, le indicazioni coreografiche che dovranno attuare al momento, secondo modelli di comportamento collettivi che si rifanno alla teoria degli sciami, con centinaia di combinazioni possibili. Uno sciame molto ordinato non è funzionale alla propria sopravvivenza, così come uno sciame molto disordinato. E così è anche in scena. La ricerca di un equilibrio dinamico tra questi due poli è parte integrante della ricerca di comportamento collettivo delle danzatrici, poiché è proprio nella zona in cui si incontrano ordine e disordine che il comportamento collettivo di uno sciame ha le maggiori possibilità di successo di fronte ad un pericolo.
Le danzatrici, come gli Sciami in natura, creano una rete stabile di collegamenti in cui nessuno è leader e che non sempre è data da una prossimità spaziale, ma che si attua grazie ad uno scambio costante di informazioni che avviene con modalità diverse, di cui l’uso del corpo, del movimento, del ritmo, così come per gli sciami ed i banchi di pesci, è primario. Ogni danzatrice elabora gli habitat primari della coreografia con il proprio apporto creativo, che si integra nelle regole collettive di comportamento coreografico individuate nel lavoro di ricerca.
I suoni prodotti dalla coreografia si integrano con le altre tracce sonore presenti, che vanno da Ligeti a Cage a Reich, al sound originale e dal vivo di Matteo Castaldo, ai suoni degli sciami in natura. Buio, luce e penombra, scoprono l’azione scenica nella sua interezza o nella parzialità dei corpi, grazie ad un gioco di prospettive reso possibile dall’ uso di telecamere in diretta.