Michele Ifigenia Colturi, affianca dal 2015 gli studi universitari in lettere moderne a quelli teatrali. Collabora con l’Associazione Kerkis Teatro Antico studiando la possibile rappresentabilità dei testi classici. Frequenta e studia con alcune istituzioni teatrali storiche: Teatro Valdoca, Societas Raffaello Sanzio. Nel 2020 si diploma come danzatore-coreografo presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi con il lavoro Fisica dell’aspra comunione di Claudia Castellucci. In questi anni di formazione artistica lavora e studia con diversi coreografi e maestri: Maria Consagra, Alessio Maria Romano, Olivier Dubois, Paola Lattanzi, Emanuela Tagliavia, Ariella Vidach, Silvia Rampelli, Cesc Gelabert.

Michele Ifigenia Colturi, since 2015 has been following side by side university studies in modern literature and theatrical studies. He collaborated with the Kerkis Ancient Theater Association studying the representability of classical texts. He studied with some historical theatrical institutions: Teatro Valdoca, Societas Raffaello Sanzio. In 2020 he graduated as a dancer-choreographer at the Paolo Grassi Civic School of Theater with the performance Fisica dell’aspra comunione by Claudia Castellucci. In these years of artistic training he worked and studied with various choreographers and masters: Maria Consagra, Alessio Maria Romano, Olivier Dubois, Paola Lattanzi, Emanuela Tagliavia, Ariella Vidach, Silvia Rampelli, Cesc Gelabert.

Citerone

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“Io, il figlio di Zeus, sono ora qui, in questa terra di Tebe, io, Diòniso […] Ho mutato il mio aspetto divino in sembianze umane, sono giunto alla fonte Dirce, alle acque dell’Ismeno […] Mi sono spinto sin qui, subito dopo avere fatto danzare l’Asia, introdotto i miei riti, per rivelarmi dio ai mortali. In Grecia, ho cominciato a scatenare grida acute di donne proprio a Tebe, ne ho ricoperto il corpo con la pelle del cerbiatto, ho messo nelle loro mani il tirso, un’arma avvolta di edera.”
Il lavoro parte da un’analisi specifica del testo “Le Baccanti” di Euripide; estrapolando la sfera corale della tragedia. L’opera narra il ritorno di Dioniso, dio dell’estasi, in una Grecia irrispettosa nei confronti della sua essenza divina. La vendetta è alle porte ed è diramata lungo lo svolgersi degli avvenimenti: capro espiatorio di questo riscatto sono le donne tebane, vittime e poi carnefici, giostrate dai disegni del Dio vendicatore. Un gruppo di donne, le baccanti del Citerone, vengono identificate da due interpreti, sintesi del coro greco. Il progetto intende rappresentare l’origine della tragedia greca: il Ditirambo, un canto pregno di poesia e danza. Questo è l’inizio, questo è il prologo del teatro occidentale; la coreografia vuole essere un canto corporeo in onore di Dioniso.

“I, the son of Zeus, have come to this land of the Thebans; I, Dyonisus, […] having taken a mortal form instead of a god’s, I am here at the fountains of Dirke and the water of Ismenus. […] I have come to this Hellene city first, having already set those others land to dance and established my mysteries there, so that I might be a deity manifest among men. In this land of Hellas, I have first excited Thebes to my cry, fitting a fawn-skin to my body and taking a thyrsus in my hand, a weapon of ivy”. Euripides, Bacchae
The (piece) generates from a specific analysis of Euripides’ Bacchae, by isolating the choral sections of the tragedy. The work narrates the return of Dyonisus, god of ecstasy, to a Greece disrespectful towards his divine essence. Revenge is close and is spread over the length of the play: playing the part of the scapegoats are the Theban women, first victims, then executioners, shaken trough the acts of a vengeful god. In Citerone the bacchaes are interpreted by two performers, synthesis of the Greek chorus. The project aims to represent the origins of the ancient Greek tragedy: the dithyramb, a hymn full of poetry and dance. This is the beginning, this is the prologue of western theatre; the choreography is meant to be a body chant in honor of Dionysus.

altre scoperte coreografiche

Marco Munno con Knotting alla finale di Residanza 2020 (ph Maurizio De Nisi)
Uno scatto di Sobotta (foto di Andrea Macchia)
Sara Capanna e Michele Scappa (ph Federica Capo)
Chiara Ameglio, Ave Monstrum (ph Marcella Foccardi)