2015 - ARCHEOLOGICA-VALERIA-D-ANTONIO

Nasce a Napoli il 31 gennaio 1989 ed inizia giovanissima lo studio della ginnastica artistica e della danza moderna. Prosegue il suo percorso di studi conseguendo il diploma in danza modern jazz e in danza moderna contemporanea presso l’Organismo di Promozione Nazionale Movimento Danza di Napoli dove studia con Gabriella Stazio, Sonia Di Gennaro, Stefania Contocalakis, Raffaella De Crescenzio, Roberta Albano, Barbara Cottura, Ferdinando Arenella e Iolanda Rubinacci.
Nel 2009 vince due borse di studio per approfondire lo studio della danza contemporanea e della composizione coreografica presso l’ARS Movendi di Roma e l’Opus Ballet di Firenze. Dal 2010 è membro della compagnia giovani di Movimento Danza “Performing arts group” e si esibisce con coreografie di Gabriella Stazio e Sonia Di Gennaro.
Nel 2013 inizia la sua sperimentazione coreografica, portando in scena alcuni dei propri studi, tra questi “In-comunicazione, come in un’unica azione”, finalista del concorso Coreografi in Movimento, e “Archeologica”, suo primo solo coreografico.

 

ARCHEOLOGICA
di e con Valeria D’Antonio

Il lavoro parte da uno studio di sensazioni ed emozioni che, attraverso un ascolto attento e profondo, descrive il dialogo intimo tra mente e corpo. “Archeologica” vuole esprimere la scoperta di un’essenza ritrovata, fatta di vuoti e pieni che battono il tempo delle connessioni e delle relazioni interne ed esterne all’animo e al corpo. Proprio l’attenzione posta sui pieni, e soprattutto sui vuoti corporei, fa sì che infinite possibilità e sensazioni attraversino l’armatura corporea che esprimendosi attraverso un lavoro di epurazione, si apre e si rivela. Scoperta e rivelazione, “Archeologica” mostra un corpo e un animo che già c’erano, ma che solo un lavoro emotivo e delicato, con strumenti sensibili ed idonei, è riuscito a portare alla luce. Archeologica parte dal concetto di vuoto e pieno e lo collega allo spazio scenico e al corpo. Attraverso il dialogo tra la scena e il corpo avviene lo scambio. L’interprete diventa architetto e disegna gli spazi, sfrutta i vuoti, calibra i pieni; ma vuole anche essere esterno: guarda e si lascia provocare, affinché la reazione sia concorde e sincera. Così lo spazio scenico e il corpo prendono e danno, il tutto in una dinamica crescente, ripetuta e alternata. Archeologica è un studio sulle relazioni interne ed esterne del corpo, macchina sensibile, che ascolta, sente, realizza.